Villa Barbaro Maser

Villa Barbaro Maser è una location che se siete amanti della storia dell’arte e del patrimonio artistico italiano non potete assolutamente perdere. Rimarrete entusiasmati da questa esperienza in questa magnifica villa “Palladiana”.

Villa Barbaro Maser: cenni storici e curiosità

L’antica famiglia patrizia veneziana dei Barbaro, arricchitasi con i traffici marittimi, possedeva a Maser una proprietà fin dal XIV secolo. Possessioni che nel 1549, alla morte del padre Francesco, furono ereditate dai fratelli Marcantonio e Daniele. I due fratelli, committenti della villa Barbaro di Maser, avevano studiato nelle scuole degli umanisti. Daniele, patriarca di Aquileia, divenne famoso per aver curato un’edizione del Trattato di Vitruvio. Daniele era un Aristotelico, studioso di prospettiva, matematico ed ambasciatore. Anche il fratello Marcantonio era un appassionato di architettura oltre ad essere uno scultore dilettante: è lui che assume la gestione del fondo e con acquisti e permute di terreni impresse alla possessione un più moderno ed efficiente impianto.

Villa Barbaro imponente progetto di Palladio

Nella progettazione di villa Barbaro, Palladio fu assistito da Daniele, che con la realizzazione del nuovo edificio voleva perseguire il modello di una casa in cui tutte le arti dovevano concorrere ad un fine comune: la perfetta corrispondenza del gusto degli antichi con quello dei moderni, nuovo “tempio universale dell’Armonia”.

Nella pianta di villa Barbaro a Maser, pubblicata nei quattro libri dell’architettura di Andrea Palladio, si può riscontrare una intezione organizzativa funzionale e correlata tra la zona residenziale padronale e  quella agricola. La villa, costruita atipicamente ai margini della proprietà, è organizzata attorno ad un blocco principale posto al centro di due rettilinee barchesse porticate, riservate ai servizi di uso agricolo con cantine e scuderie, concluse da torri colombare che presentano un frontone ornato di meridiane.

Il piano nobile di villa Barbaro e gli affreschi del “Veronese”

Il piano nobile è affrescato da Paolo Callari, detto il veronese, con scene tratte dalla mitologia classica, allegorie poetiche ed episodi di sapore bucolico che rimandano alla vita agreste che si svolgeva intorno alla villa. Su alcune pareti, finte porte affrescate si schiudono lasciando entrare nelle stanze qualche membro della famiglia e della servitù. Uomini e Dei protagonisti, gli uni accanto agli altri, delle scene dipinte dal grande artista.

Il cortile posteriore è un particolare ambiente di soggiorno padronale, con la fontana accuratamente “tagliata nel monte” e la peschiera, alimentata da una fonte. La linea arcuata della fontana si ripete nella recinzione dei campi, al di là della “strada comune” e volge la sua concavità verso la villa abbracciando la fontana menzionata dal Palladio nella dettagliata descrizione del percorso delle acque dalla fonte a monte, nel ninfeo, fino al “bruolo”. L’attenzione dell’architetto per questo particolare aspetto idrografico è una ulteriore dimostrazione dell’importanza dell’acqua per l’irrigazione della campagna che si estende ai piedi della villa. Infatti, nel 1485, un Barbaro aveva ottenuto la concessione d’un mulino sul ramo principale della Brentella, a due chilometri da Maser. Successivamente un altro Barbaro portava acqua in tre campi ed in un cortivo, attingendola da un “boccarolo” aperto sulla Brentella all’altezza di Caerano. La villa – fattoria è tuttora un’azienda agricola che coltiva il fondo annesso a complesso palladiano.

La villa è aperta tutto l’anno e conserva intatto il fascino voluto dai fratelli Barbaro.

Per informazioni sugli orari di apertura di Villa Barbaro Maser vi suggeriamo di consultare il sito ufficiale www.villadimaser.it