Civita Castellana, il nostro itinerario di visita

Il luogo dove sorge oggi Civita Castellana (circa 16 500 abitanti) controlla l’area in cui molti corsi d’acqua che scendono dai fianchi orientali dei monti Cimini e dei monti Sabatini si uniscono nel torrente Treia, che poco più in là confluisce nel Tevere.

Cenni storici su Civita Castellana

Qui si era stabilito un antichissimo insediamento di origine falisca (Falerii Veteres), che in seguito partecipò alla rivolta contro la crescente egemonia di Roma, fino a esserne distrutto nel 241 a.C. Gli abitanti furono obbligati allora a trasferirsi in una nuova colonia (Falerii Novi). Il percorso che unisce il vecchio sito con il nuovo prenderà il nome di Via Sacra.

L’efficace sistema della viabilità, già consolidato in epoca falisca ed etrusca, verrà confermato dai Romani, che ne razionalizzano i tracciati: la via Flaminia, per esempio, ripercorrerà un antico collegamento territoriale. Dell’insediamento romano resta tuttora un’ampia cerchia di mura, con numerose porte e torri, il cui perimetro si estendeva per circa 3 chilometri. Dentro il recinto, oltre Porta Giove, fu costruita nel XII secolo la chiesa abbaziale di S. Maria di Falleri; nei pressi di Porta Bove si trovano le rovine del teatro romano, mentre un anfiteatro è fuori del perimetro urbano. La posizione di Falerii Novi risultò troppo insicura nei secoli difficili dell’alto Medioevo e quindi l’abitato si ritrasse nuovamente nel vecchio sito dove è già documentata, nell’vin secolo, l’esistenza di un nucleo urbano (Civitas Castellana).

Itinerario di visita

Entrati in città dal luogo dove si apriva la Porta Falisca, ci si trova dinanzi alle due vie parallele che conducono al nucleo medievale dell’abitato; sulla sinistra si stacca la via Alessandrina, che attraversa l’omonimo borgo. Si imbocca la via Ferretti, lungo la quale si incontra, a destra, la chiesa di S. Chiara di impianto medievale, ma con la facciata e il portale rimaneggiati alla fine del Cinquecento; a sinistra, l’abside della romanica chiesa di S. Antonio. Procedendo, si trova, sulla destra, l’antica chiesa di S. Maria dell’Arco (ora del Carmine), il cui impianto risale probabilmente al VII-IX secolo, che fu rifatta in forme romaniche (come si vede dal campanile) e rimaneggiata ancora alla fine del Cinquecento; caratterizza l’edificio (soprattutto l’interno, a tre navate) l’ampio uso di materiale di spoglio romano. Nel giardino della chiesa è visibile un tratto di mura arcaiche (metà sec. V a.C.-inizi IV). Sempre lungo la via Ferretti sorge il palazzo Petroni-Trocchi, costruito tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento.

Si giunge così sulla piazza Matteotti (l’antica piazza del Prato; al centro una seicentesca fontana con grifi), un tempo ornata di portici, sulla quale prospettano, l’uno di fronte all’altro, la chiesa di S. Pietro (il cui rifacimento interno è settecentesco) e il Palazzo Comunale, costruito nel Settecento, con un altro portico. A sinistra della chiesa, per via XII Settembre, si raggiunge il ponte dementino, fatto costruire da Clemente XI nel 1709.

Da piazza Matteotti, oltrepassato il voltone sulla sinistra della piazza, si imbocca via della Tribuna, giungendo alla piccola piazza sulla quale si affaccia la romanica chiesa di S. Gregorio. Prendendo invece (alla sinistra del Palazzo Comunale) la via Garibaldi si giunge al Duomo (S. Maria). La chiesa, che si innalza in cima a una scalinata, fu costruita nel 1210 dai marmorari Iacopo di Lorenzo e suo figlio Cosma; la facciata, tripartita, è preceduta da un portico con un grande arco centrale decorato da mosaici, come parte dei portali. Nell’interno (rifatto nel Settecento) dell’originaria costruzione restano il pavimento cosmatesco, due plutei marmorei (nella sagrestia) e alcuni affreschi duecenteschi. Di notevole interesse la grande cripta su colonne in parte antiche.

Percorrendo la via Roma (a destra del Duomo) si arriva alla Rocca, iniziata da Giuliano da Sangallo per volontà di papa Alessandro VI Borgia nel 1494 e ultimata da Antonio da Sangallo il Vecchio, sotto il pontificato di papa Giulio II, con l’aggiunta del mastio ottagonale. La fortezza adotta la forma pentagonale e i bastioni. La funzione rappresentativa anche di residenza viene sottolineata dalla cura dei dettagli architettonici del portale e del grande cortile d’onore circondato da portici affrescati con simboli araldici e stemmi da Amico Aspertini e dagli Zuccari, che decorano anche l’appartamento Borgia all’interno. La costruzione attualmente è sede del Museo dell’Agro Falisco. Nel fossato che si trova a lato della Rocca sono visibili ancora i resti di un anfiteatro romano.

Dintorni. Pressoché nulle in città, tracce di epoca preromana si ravvisano nel Santuario di Giunone, ai piedi del vicino colle di Celle e, ai margini dell’abitato, nel Tempio dello Scasato.