Folklore in Abruzzo

L’Abruzzo è una regione da visitare non solo per i suoi fantastici paesaggi e per le sue belle cittadine ma anche perché è una terra ricca di folklore e tradizioni.

Folklore in Abruzzo: le principali manifestazioni religiose in Abruzzo e le altre feste della tradizione abruzzese.

Ecco un elenco delle principali manifestazioni della tradizione abruzzese da non perdere.

Il Bue e San Zopito – domenica e lunedì di Pentecoste – Loreto Aprutino (Pe)
Ogni anno si svolge il rito della genuflessione del bue, associato alla festa del Santo Patrono, San Zopito. Secondo la leggenda, al passaggio delle reliquie del santo un bue smise di tirare l’aratro e si inchinò. Da allora un bue bianco e parato a festa, montato da un bambino vestito da angelo, viene portato il lunedì dopo la Pentecoste sul sagrato della chiesa per genuflettersi e poi in processione per tutto il paese. Dalle eiezioni lasciate lungo il percorso un tempo si traevano i pronostici per il raccolto. San Zopito in realtà non esiste e la festa del bue (per trarre auspici sul raccolto) si tiene da molto prima che arrivassero in paese delle reliquie sacre. In realtà nel settecento Loreto era uno dei pochi paesi a non custodire resti santi, almeno fino a quando papa Clemente XI non consentì l’inumazione dalle catacombe di San Callisto di un anonimo martire cristiano. Il canonico che procedette all’inumazione lesse sulla lapide Zopitus in luogo di sopitus in Domino (addormentato nel Signore) da cui il nome di San Zopito per i resti anonimi trasferiti a Loreto il lunedì dopo Pentecoste del 1711. Dall’anno successivo il santo entrò nella processione del Bue.

La Madonna che scappa – domenica di Pasqua – Sulmona (Aq)
Le manifestazioni più importanti sono quelle religiose pasquali, derivate probabilmente da antichi riti pagani per auspicare buoni raccolti. Ancora oggi la processione della Madonna che scappa in piazza viene letta da molti sulmonesi nei suoi significati più nascosti. Il volo delle colombe e la caduta del velo sono interpretati come indicatori del raccolto che verrà, tanto più ricco quanto più il volo delle colombe è alto e la caduta del velo morbida. Questa processione che si svolge la mattina della domenica di Pasqua richiama migliaia di visitatori. Sembra che prima della Controriforma la rappresentazione venisse fatta da persone ma da allora vengono utilizzate le statue. Le due statue di S. Pietro e S. Giovanni entrano in piazza e si dirigono verso la Chiesa di San Filippo Neri, in cui si trova la Madonna, mentre la statua del Cristo risorto rimane ferma davanti agli archi dell’acquedotto medioevale. San Pietro e San Giovanni avvisano la Vergine che Gesù è risorto e al terzo annuncio la Madonna esce dalla chiesa per dirigersi verso il luogo indicato e all’altezza del fontanone, scorge il Cristo risorto, si libera dalla veste nera, scopre uno splendido abito verde, mentre i colombi si liberano in volo, e corre verso il figlio.
E’ un momento di grande emozione quello che chiude la processione, di tensione ma anche di speranza.
Proprio del colore simbolo della speranza e della nuova stagione è la mantellina indossata per l’occasione dai membri della Confraternita di S. Maria di Loreto, gli organizzatori della processione.

La Giostra Cavalleresca – ultimo sabato e ultima domenica di luglio – Sulmona (Aq)
Risale agli Svevi e fu di gran moda al tempo degli aragonesi. Si teneva due volte all’anno e consisteva in tre assalti alla lancia di ogni cavaliere contro un bersaglio umano, il mantenitore, protetto da corazza. Il mastrogiurato assegnava il punteggio in base alle parti del corpo colpite e alla perdita di sangue. “Per disapplicazione e mancanza di cavalieri giostranti” fu abbandonata a metà del ‘600. Oggi i sestrieri e i borghi in cui è divisa la città hanno ripreso a sfidarsi nella piazza Maggiore.
I bersagli umani sono sostituiti da bersagli di cartapesta da cui pendono degli anelli che devono essere infilati con le lance e all’entusiasmo della gare contribuiscono un corteo storico con 400 figuranti, la sfida dei capitani, e cene all’aperto negli angoli della città.

La festa dei Narcisi – ultima domenica di maggio- Rocca di Mezzo (Aq)
Si tiene ogni anno dal 1947 quando un gruppo di giovani inventò questa festa per alleviare le sofferenze lasciate dalla guerra. Il narciso, da queste parti, a maggio è in piena fioritura e viene utilizzato per l’allestimento di carri allegorici che con il passare degli anni sono diventati sempre più sofisticati e spettacolari. Per la festa del 2009 è stato realizzato un un

Festa di San Domenico Abate – Processione dei Serpari – primo giovedì di maggio – Cocullo (Aq)
“…Non fa sosta alle soglie. Passa. E’ frate del vento. Poco parla. Sa il fiato suo tenere. Piomba. Ha branca di nibbio, vista lunga. Piccol segno gli basta. Perché triemi il filo d’erba capisce…” questa la descrizione dei serpari nella Fiaccolata sotto il moggio di Gabriele D’Annunzio. La processione dei serpari, si tiene ogni anno, il primo giovedì di maggio, in onore di San Domenico che protegge dalle malattie dei denti e contro il morso del serpente Il suono di una campanella, la cui corda è tirata con i denti, annuncia la processione, quindi si preleva la terra dietro la nicchia del Santo, che una volta era spazzatura, per spargerla sui campi o intorno alle abitazioni e tenere lontani i pericoli. A mezzogiorno inizia la processione e il Santo atteso dai serpari, viene portato per le vie del paese ricoperto da serpenti. Ai lati della statua due ragazze in costume tradizionale portano i canestri contenenti i “ciambellani”, dolci tradizionali che, in ricordo di un miracolo compiuto dal Santo, verranno offerti ai portatori della statua e dello stendardo.

Mastrogiurato e feste settembrineLanciano (Ch)
La vera ricchezza della città di Lanciano, oltre alla bellezza architettonica, è il suo spiccato senso della tradizione. La Squilla, la sagra del Dono, la rievocazione del Mastrogiurato, le feste settembrine sono tutti aspetti diversi dell’ orgoglio e del rispetto dei lancianesi per la propria storia. Le feste settembrine si tengono il 14, il 15 ed il 16 settembre e richiamano migliaia di persone. Si aprono alle 4 del mattino del 14 con l’esplosione di fuochi pirotecnici e l’accensione delle luminarie che, in una sceneggiatura da favola, segnano il percorso delle manifestazioni. Il Mastrogiurato, che è una figura istituita nel 1304 dagli angioini, a cui erano assegnati pieni poteri nella gestione delle Fiere, è una rievocazione storica con un grandioso corteo con più di 600 figuranti che si tiene la prima domenica di settembre.

I Faugni  – 8 dicembre – Atri (Te)
La tradizione del Fauni ignis, del fuoco di Fauno, si ripete ogni anno l’8 dicembre. Una volta i contadini accendevano i fuochi in onore del dio pagano della fertilità della terra, oggi dei grandi fasci di canne vengono accesi e portati in processione per tutta la città fino ad arrivare in piazza del Duomo, dove vanno a costituire un grande falò. Segue la processione con la statua dell’Immacolata e, dopo la processione, viene dato fuoco a due pupe, due fantocci dall’aspetto femminile che nascondono all’interno una persona che ne guida i movimenti in una danza. La festa dei Faugni da alcuni anni è seguita da una notte bianca, che prevede l’apertura notturna di musei, chiese e locali dove festeggiare e stare in compagnia.

La Corsa degli zingari – prima domenica di settembre – Pacentro (Aq)
Pur richiamando una folla di turisti, questa manifestazione che si tiene la prima domenica di settembre a Pacentro, non ne è stata contaminata. Zingaro, nell’accezione locale, è colui che cammina scalzo. La corsa si tiene e si è sempre tenuta a piedi scalzi. Al suono della campana della chiesa di S. Maria di Loreto (alla quale la festa è dedicata), i giovani si lanciano giù dalla sommità della Pietra Spaccata lungo i viottoli di campagna, sui sassi taglienti, attraverso il torrente, per ben due km fino a tornare all’interno della Chiesa e a prostrarsi di fronte all’altare della Madonna, lasciandosi dietro una scia di sangue dai piedi feriti. All’arrivo dell’ultimo concorrente le porte della Chiesa vengono chiuse, gli zingari vengono medicati e poi portati in trionfo tra la folla in base all’ordine di arrivo. La corsa risale ai Caldora che in quest’occasione riuscivano a valutare la forza e la prestanza fisica dei giovani uomini e il premio assegnato era allora un palio, ovvero un panno buono per un vestito La corsa è davvero emozionante, tanto dolorosa e sofferta nel compiersi, tanto gioiosa nei festeggiamenti che la seguono

La Perdonanza – 28 e 29 agosto – L’Aquila
Il 28 e il 29 agosto di ogni anno a L’Aquila si rinnova il rito solenne della Perdonanza, l’indulgenza plenaria perpetua che Celestino V, la sera stessa della sua incoronazione a pontefice, concesse a tutti i fedeli di Cristo che si sarebbero recati, confessati e sinceramente pentiti, dai vespri del 28 agosto fino ai vespri del giorno 29, alla basilica di Collemaggio. Celestino V fu eletto papa il 29 agosto 1294 proprio nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, costruita per sua stessa volontà in onore della Vergine apparsagli in sogno con il fine di chiedergli di erigere una chiesa in suo onore. Alla cerimonia solenne parteciparono più di duecentomila persone, che ricevettero dal nuovo pontefice un dono di portata straordinaria, la remissione dei peccati e l’assoluzione dalla pena. Fino ad allora, l’indulgenza plenaria era stata concessa solo ai crociati in partenza per la Terra Santa e ai pellegrini che alla Porziuncola di Assisi ed era appannaggio per lo più dei ricchi, a L’Aquila invece il Perdono sarebbe stato rinnovato annualmente e concesso anche a poveri e diseredati. L’apertura della Porta Santa, la sera del 28 agosto, è preceduta da un corteo storico con circa 1.000 figuranti in costume d’epoca La Bolla del Perdono, normalmente conservata nella Cappella Blindata della Torre del Palazzo Comunale rimane esposta per un giorno intero all’interno della Basilica di Collemaggio e viene riportata in Comune la sera del 29 agosto, dopo la chiusura della Porta Santa. La Perdonanza è accompagnata da una settimana di feste, concerti, rassegne, convegni e mostre.

La Pupazza
E’ la figura simbolo di molte feste d’Abruzzo Una volta la pupazza veniva bruciata nelle piazze dei paesi per allontanare gli spiriti che potevano influenzare negativamente il ciclo dei raccolti. Oggi invece la pupazza viene bruciata per fare spettacolo. La pupazza è un gigantesco fantoccio in cartapesta, costruito su un’intelaiatura di canne, botti e fumogeni, Nasconde al suo interno una persona che ne muove la danza e gli scoppi che abbandona il suo posto solo poco prima che si alzino le fiamme e si compia il rito.

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